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donna dell'est sogna casa

La mia casa e la mia famiglia sono qui in Italia o altrove?

L’integrazione delle donne dell’est dal punto di vista psicologico

Il trasferimento di residenza da una nazione ad un’altra da parte di una donna dell’est Europa è un processo che coinvolge aspetti e problematiche di ambientamento sia pratiche che psicologiche. Molto spesso i miei utenti uomini sono preoccupati di capire se l’eventuale cambio di vita così drastico per una delle nostre ragazze, possa portare con sè difficoltà insormontabili nella quotidianità della vita familiare.

Questa preoccupazione è però di solito concentrata su questioni puramente pratiche, come per esempio l’avvio di un’attività lavorativa, o la rapidità con cui la ragazza imparerà la nostra lingua. Esiste tuttavia un aspetto forse più importante che testimonia la perfetta integrazione di una persona che si è trasferita in un altro paese: la sua percezione di “casa”.

Qual’è la mia casa?

Alla domanda “dov’è la mia casa” e qual’è la “mia famiglia” la risposta che interiormente darà questa persona, definirà la riuscita del suo trasferimento e quella del rapporto affettivo con l’uomo con il quale è venuta a convivere. Io stessa ho vissuto questa esperienza in prima persona, quando ho deciso di trasferirmi a Milano dall’Ucraina per vivere con mio marito.

Tempistiche

Nel mio caso specifico, la concezione di “casa” e “famiglia” si sono radicate in maniera rapida e profonda già dopo due o tre mesi di convivenza con lui (forse perchè è subito scattata la scintilla dell’amore). Credo sia fondamentale completare prima di tutto questo inconscio “trasferimento di residenza”, che sarà poi di grandissimo aiuto verso l’integrazione sociale di cui parlavo sopra (lavorare, imparare la lingua, le abitudini, le tradizioni, ecc.).

Testimonianza vera

A parziale conferma di quanto ho appena descritto, e cioè che la riuscita di una relazione affettiva mista passa attraverso la consapevolezza di essere a casa sua e con la sua famiglia, da parte della ragazza che si è trasferita, posso raccontarvi l’esperienza vissuta da un mio utente che si è rivolto alla mia agenzia dopo una triste esperienza avuta con una ragazza russa. Durante i primi tempi della loro convivenza, la ragazza spesso parlava della “sua famiglia”, poi del “suo paese” e delle “sue tradizioni”. Tutto ciò rientrava nella normalità delle cose, dato che erano trascorse solo poche settimane dal suo trasferimento.

Il problema però fu che questa convinzione inconscia di quale fosse davvero la sua casa, la sua famiglia e il suo paese, rimase inalterata anche dopo più di un anno dal loro matrimonio. In sostanza quella ragazza non riuscì mai a mettere davvero radici nell’ambiente dove stava vivendo, ma rimase sempre legata al suo passato, quindi alla sua città e ai suoi parenti russi. Il loro matrimonio si concluse con l’inevitabile separazione

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